Cara Ostia, sono un tuo amante da 37 anni. Non sono un cittadino importante o speciale, sono uno degli n mila tuoi abitanti che tutte le sere rientrano da lavoro felici di essere vicino al mare e vicino ad una pineta come quella di Castelfusano.
Ti difendo ora da chi ti vuole sfregiare nell’animo come ti difendevo anni fa da chi ti classificava come quartiere dormitorio. Ti apprezzo ora da adulto per quello che potresti dare alla qualità della mia vita come ti apprezzavo a suo tempo da “pischello” per le tante giornate divertenti che mi hai regalato.
La settimana scorsa sei però stata cattiva con me, avendomi costretto, per il tuo bene, a partecipare al consiglio municipale straordinario del 3 luglio, richiesto per discutere la riapertura di Via Villa di Plinio. Mai scelta fu più infelice e per questo ti dovresti scusare con me.Non entro nel merito, perché sarebbe deprimente dover spiegare o difendere qualcosa che non dovrebbe essere nemmeno spiegato o difeso, tanto è importante per la collettività.
Entro invece nella forma, che spesso è anche sostanza: la scelta infelice riguarda l’aver visto con i miei occhi l’impossibilità che tu, cara Ostia, possa migliorare se guidata dal surrogato di classe politica attuale, di qualsiasi schieramento sia.Quando si va a scuola e si sa che c’è un’interrogazione o un compito in classe, anche i più asini cercano di prepararsi la notte o la mattina stessa. Invece questo sparuto manipolo di impavidi si presenta al Consiglio senza sapere di cosa si parla, senza aver fatto un sopraluogo, senza nemmeno aver verificato l’esattezza delle quattro informazioni che sono riusciti a raccattare.
Quando si è in una riunione in azienda o ad una presentazione, addirittura al cinema, i telefoni cellulari vengono spenti o quantomeno messi in silenzioso, anticipando che si potrebbe ricevere una telefonata importante. Invece i nostri politici supercomunicatori hanno passato più tempo a giocherellare con uno o con due cellulari piuttosto che ad ascoltare e prendere appunti dei vari interventi.
In qualsiasi ambito, anche in una famiglia, quando si dice qualcosa se ne assumono le responsabilità e si ascolta cosa potrebbe dire un altro partecipante. Invece i nostri splendidi Paganini non solo non ripetono, ma finito il loro discorsetto, escono dall’aula per cose ben più importanti.
Siamo nel 2008, era della condivisione globale delle informazioni, era della volontà delle persone di essere informati e di partecipare all’informazione. Invece i nostri baluardi della privacy impediscono di riprendere la seduta del consiglio municipale, che si svolge in una sede pubblica e che si trasforma in un atto pubblico. È un pezzo di medioevo che sbarca sul litorale.
In qualsiasi azienda avrebbero fatto questo conto: 15 persone, per 3 ore, per un costo orario di 40 Euro ad ora fanno 1.800 Euro. La comunità ha speso questa cifra e cosa ne ha ottenuto? Zero assoluto, nemmeno qualcosa su cui ragionare o discutere.
Cara Ostia, il tuo scherzetto è per me ancora più pesante, perché se immagino che anche solo uno o due componenti di questo Consiglio potrebbero “fare carriera” e prima o poi arrivare in Parlamento, mi è subito chiaro che l’Italia non avrà anni difficili, ma decenni difficili.
Cara Ostia, resto un tuo amante, resto un tuo difensore, ma per favore non mi mettere più in condizione di dover fare altre scelte così infelici.
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Lettera aperta ad Ostia
Pubblicato Luglio 7, 2008 Municipio e Politica , Pineta Lascia un commentoTags: municipio, ostia, Pineta, politica